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Passo dello Stelvio
Il Passo dello Stelvio (in tedesco Stilfser Joch, 2.758 m. s.l.m.) è il valico automobilistico più alto d'Italia e secondo in Europa dopo il Colle dell'Iseran.
Dal punto di vista orografico il passo divide le Alpi Retiche occidentali dalle Alpi Retiche meridionali.
La strada statale omonima che lo attraversa collega Bormio e la Valtellina con Trafoi e la val Venosta. La strada conta 48 tornanti sul versante altoatesino e 36 su quello lombardo. Il passo si trova in prossimità del confine con i Grigioni svizzeri, a cui è collegato tramite il vicino Giogo di Santa Maria/Umbrail Pass.
Lo Stelvio è un importante collegamento estivo specialmente per la sua vocazione turistica e sportiva, non solo per il turismo sciistico e montano, ma anche perché ambita meta di ciclisti e motociclisti.
Il passo si trova all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio, vicino ad importanti massicci come il Monte Livrio, l'Ortles ed il Monte Scorluzzo.
Storia
All'inizio dell'Ottocento l'imperatore Ferdinando I d'Austria volle una nuova strada che potesse collegare la val Venosta direttamente con Milano, allora territorio austriaco, attraverso la Valtellina. L'incarico fu affidato all'ingegnere capo della Provincia di Sondrio, Carlo Donegani (1775-1845), autentico "mago" dell'ingegneria stradistica d'alta montagna già progettista del Passo dello Spluga. I lavori cominciarono nel 1822 ed occuparono una grande quantità di operai, ingegneri e geologi con l'assidua presenza anche dello stesso Donegani, il quale con lampante ingegno era in grado di risolvere le innumerevoli difficoltà che si presentavano col procedere dei lavori. Dopo soli tre anni nel 1825 l'opera fu compiuta e venne inaugurata alla presenza di un meravigliato imperatore Ferdinando. Per Donegani fu una pioggia di onorificenze.
Nei pressi del passo, sulla parte italiana (allora austriaca), furono costruiti dall'Impero austro-ungarico tre fortificazioni: il Forte Gomagoi, il Forte Klein Boden e il Forte Weisser Knott, facenti parte dello Sbarramento Gomagoi. Proprio al passo invece ci sono i resti della fortificazione Goldsee.
Fino al 1915 il valico era percorso tutto l'anno da un servizio di diligenze grazie all'efficiente opera degli spalatori durante tutto l'inverno. Con l'arrivo della prima guerra mondiale fu teatro di aspri scontri tra la fanteria austriaca e quella italiana, essendo il passo proprio sul confine italo-austriaco.
Dopo la vittoria del 4 novembre entrambi i versanti furono italiani, il passo perse il suo significato originale di collegamento Vienna-Milano e fu decisa la chiusura invernale. Dopo la seconda guerra mondiale lo Stelvio venne portato a nuova vita grazie alla formidabile intuizione di Giuseppe Pirovano e della moglie Giuliana Boerchio, i quali decisero l'apertura di una scuola di sci estivo sul ghiacciaio nelle vicinanze del passo.
Lo Stelvio e lo sci estivo
Dalla prima esperienza di Giuseppe Pirovano la situazione è molto cambiata, con l'apertura di numerosi alberghi ed altrettante scuole di sci. La più rinomata rimane l'Università dello sci, quella fondata da Pirovano e di cui ancora porta il nome nonostante ora sia sotto la proprietà della Banca Popolare di Sondrio che qui detiene anche lo sportello bancario più alto d'Europa. Dal parcheggio del passo si raggiunge con una prima funivia (Passo - Trincerone) quota 3000 m, da cui con un'altra moderna funivia si raggiunge il Livrio. Qui è possibile usufruire di 4 skilift (Geister 1 e 2, Payer, Cristallo) che permettono l'accesso alle piste del ghiacciaio.
Lo Stelvio nel ciclismo
Il passo dello Stelvio è una salita molto impegnativa da entrambi i versanti, ma il più difficile è quello altoatesino, che a partire da Prato allo Stelvio (916 m s.l.m.) sale per circa 25 km senza un attimo di respiro, e con pendenze via via crescenti (circa 11% nell'ultimo chilometro). La prima parte della salita è la più pedalabile (i primi 8 km) con pendenze intorno al 5%. Poi iniziano i 48 tornanti con pendenze medie intorno all'8-9%. Si sale regolari fino al passo con gli ultimi km un po' più duri dei precedenti. Il dislivello complessivo supera i 1800 m. La pendenza media è del 7,4%, la pendenza massima è dell'11%. Sul versante lombardo la salita inizia da Bormio (1225 m s.l.m.) ed è lunga circa 21,5 km; dopo circa 15 km vi è il Pian di Grembo un tratto di circa un chilometro con pendenze modeste, dove si può riprendere fiato. Però non è finita difatti gli ultimi 2-3 km, i più duri, si attestano intorno all'8%. La pendenza media è del 7,1%, quella massima del 9,5% (tra il km 10 e il km 11). Esiste anche un altro accesso al passo che parte da Santa Maria in Monastero in Svizzera e per buona parte corre in territorio elvetico, per poi ricongiungersi in località Giogo di Santa Maria (2503 m.s.l.m) al versante di Bormio.
Lo Stelvio è diventato famoso nel mondo del ciclismo quando, nel 1953, è stato inserito per la prima volta nel tracciato del Giro d'Italia, ed è stato teatro di una delle ultime grandi imprese di Fausto Coppi: nella penultima tappa, da Bolzano a Bormio, il Campionissimo ormai trentaquattrenne staccò il leader della classifica, lo svizzero Hugo Koblet, conquistò la maglia rosa e vinse il suo quinto e ultimo Giro.
In seguito il Giro ha affrontato diverse altre volte lo Stelvio dall'uno o dall'altro versante, più spesso da quello trentino. Nel 1975 vi fu posto addirittura l'arrivo dell'ultima tappa, e si assisté a un appassionante duello tra Fausto Bertoglio, leader della classifica, e lo spagnolo Francisco Galdos che lo seguiva a soli 40". Galdos tentò in tutti i modi di staccare Bertoglio, ma dovette accontentarsi della vittoria di tappa: i filmati mostrano l'insolita scena del vincitore che taglia il traguardo a capo chino, mentre il secondo dietro di lui esulta e festeggia a braccia alzate. Lo Stelvio è stato più volte Cima Coppi in quanto passo più alto della corsa.
L'inserimento dello Stelvio nel percorso del Giro presenta sempre qualche rischio: a fine maggio/inizio giugno sono ancora possibili delle nevicate, e più di una volta è stato necessario annullare la tappa o ripiegare su un percorso alternativo per l'impraticabilità della strada. |